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Several European territories live nowadays without a certificate of existence. These lands are real, they exist, people lives there but they have the unlucky fate of being out of the grid, far from the “countries that matter”.


They have nothing extraordinary, except for the stubbornness of living a normality that became anomalous for us, Western Europeans sons of Schengen and Euro. We’re talking about the thousand villages of Hungarian Puszta and Bulgarian Rhodopes, the settlements of Moldavian hills and Albanian coasts. This is the belly of Balkan Peninsula and Easter Europe, an intricate net of forgotten communities, where the frames of everyday life are very similar to the classical Balkan postcards. The rural heart of Europe is very different from urban lifestyle and the villages are often real islands among a sea made by fields or mountains.


These pictures represent a sort of tribute to the citizens of Lovrin and Koplik, Bulboaca, Yakoruda and all the hundreds villagers that still hold out for the isolation, living their calm, silent and coriaceous existence.


IT

Sono ancora molti i luoghi in Europa che vivono senza un vero attestato di esistenza. Esistono, sono abitati e spesso anche molto vissuti, ma hanno la caratteristica di trovarsi “fuori dal giro” dei Paesi che contano. Di straordinario non hanno nulla, sono abitati da persone che in questi luoghi sono nate, cresciute e probabilmente ci resteranno per il resto della loro vita. Di straordinario non hanno nulla, si diceva, solamente la caparbietà di vivere una normalità che per noi – abitanti dell’Europa di Schengen, anno 2017 – sarebbe anormale.


Sono i villaggi di campagna della Puszta ungherese e dei Monti Rodopi, delle colline moldave e delle coste albanesi, delle Alpi Dinariche e dei Carpazi. È questa la pancia della Penisola balcanica e più in generale dell’Europa centro-orientale, una ragnatela di piccole comunità che vivono con poco, a volte quasi nulla, ben lontane dai grandi centri urbani e sovente relegate all’effimero onore delle pagine di sussidiari e atlanti.


Sono forse questi i luoghi che più di altri contribuiscono a dare quella visione stereotipata delle aree rurali ad est di Trieste, terre che spesso divengono isole nella pianura o tra i monti, sempre più spopolate e lontane dagli stili di vita dei grandi centri urbani, dove si riversa solo chi ne ha la possibilità.


Queste immagini sono dunque un omaggio agli abitanti di Lovrin e Koplik, di Bulboaca, Yakoruda e di tutti gli altri millemila villaggi che resistono all’isolamento e continuano a condurre la propria pacata, silente e coriacea esistenza.

Lovrin, Western Romania

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Koman, Albania

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Koplik, Albania

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Taraclia, Moldova

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Rrogozhine, Albania

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Sarajevo, Bosnia and Hercegovina

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Lukomir, Bosnia and Hercegovina

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Taraclia, Moldova  

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Perast, Montenegro

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Sarajevo, Bosnia and Hercegovina

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Drochia, Moldova

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Poiana Sărată, Romania

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Banja, Blagoevgrad province, Bulgaria

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Chisinau, Moldavia

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Foča, Republika Srpska, Bosnia and Hercegovina

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Aracinovo, Macedonia

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Podmochani, Macedonia

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Rila Manastir, Blagoevgrad province, Bulgaria

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Sipoteni, Moldova

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Sarajevo, Bosnia and Hercegovina

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Rrogozhine, Albania

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Bytom, Silesia, Poland

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Perast, Montenegro

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Satu Nou, Romania

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